Slow Brain.

Un tempo si magnificava il mirabile tocco di slow hand. Lontano da quegli assoli che sfociavano furiosi da riff indiavolati. Poi è arrivato il momento di rallentare in cucina e lo slow food è diventato una nuova religio-cool. Indi ci siamo accorti di quel tempo strano che si è instaurato dopo la pandemia. E’ come essere sul bordo del baratro dell’orizzonte degli eventi in prossimità di un buco nero; invece siamo sul green di un geriatrico campo da golf. Tutto rallenta, si sgretola sfilacciandosi, sembra che il mondo viva uno slow-motion interminabile tra le more del virus. Probabilmente non è così, siamo noi a rallentare perché esausti e sopraffatti dalla belluina vivacità dei giovani indifferenti alla nostra morte.

Lentamente la mente ci abbandona.

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