Brush Fish.

Pare tutto inizi intorno al 1861, quando l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, la Xylonite. Poi la celluloide, la bakelite, il nylon…ma l’esplosione nel mondo moderno arriva solo nel dopoguerra. Anche in questo caso un italiano ci mette lo zampino. Il premio nobel Giulio Natta nel 1954 fa compiere all’umanità un balzo verso la modernità. Arriva l’indimenticabile Moplen. Da quel momento la serializzazione industriale trova lo strumento più versatile della storia. Una escalation senza fine. Poi arriva l’amara sorpresa; la plastica è entrata nella catena alimentare. Come sempre ogni scoperta scientifica ha il lato B (famoso lato B dei 45 giri, solitamente orribile). Adesso la demonizziamo e ci viene detto che quando mangiamo un bel pesce con tutta probabilità stiamo ingoiando il nostro spazzolino da denti.

E’ sempre una questione di fortuna; pensa se invece dello spazzolino quello che ti tocca è lo spazzolone del w.c.

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